29/10/2003

Povero Cristo

Io avevo già affrontato l'argomento crocifisso diversi mesi fa, in un contesto extra-blog. E allora la mia posizione era stata più o meno: "Il crocifisso è un simbolo religioso, lo stato è laico: discussione terminata". Conciliante e ricco di sfumature, non c'è che dire. Però sono ancora convinto che, in somma sintesi, il concetto sia valido. Idea che, mi pare, condivide anche GiallodiVino, seppur sommessamente. Non mi sento di certo offeso dalla visione di un crocifisso, semplicemente penso che uno stato laico non debba esporre simboli relgiosi nei propri locali. Detto questo, ognuno è libero di portare addosso i simboli della propria fede, di esporli in casa, sulla macchina e sul motorino.
Come fa giustamente notare Giuda Maccablog, molto dell'astio verso questa sentenza nasce dal fatto che il ricorrente sia Adel Smith. Anche a me dispiace che la richiesta l'abbia fatta lui, ma non è un buon motivo per opporsi alla sentenza. Se ci fosse una legge anti-paraculi (cosa che peraltro ci avrebbe evitato il dibattito sulla riammissione dei maschi di Casa Savoia), soggetti come Adel Smith sarebbero meno scomodi; ma la legge non c'è, dobbiamo farcene una ragione. Altro ritornello molto in voga di questi tempi è: "Ma se tu vai là e gli dici ti togliere la mezzaluna, lo sai che ti lapidano?". Sì, lo so ed è per questo che non ci vado. Ma non vedo come questo possa spostare l'ago della bilancia qui da noi. Poi, invariabilmente, si tira fuori l'argomento della Cristianità dell'Europa e dell'Italia. Argomento complesso ma che, ancora, non sembra aggiungere nulla alla discussione: una volta che lo stato si proclama laico, la Cristianità fa saldamente parte delle radici ma il Cristianesimo non è più la religione di stato. La fede dovrebbe essere un affare privato, oppure mediato dall'apparato che organizza il culto (Chiesa, Sinagoga, Moschea...); non capisco la gente che pretende che tutta la società ne sia investita. Ci sono scolari che vogliono manifestare la loro cristianità anche a scuola? Benissimo, tra un'ora e l'altra possono tirare fuori il rosario e sgranarlo. Insomma, il concetto è che tutti i culti devono essere consentiti, ma nessuno dev'essere considerato superiore agli altri o, peggio, "ufficiale". Mi sembra un concetto talmente semplice e condivisibile che sono rimasto sinceramente sorpreso quando tutta la classe politica (salvo rare eccezioni) si è scagliata contro il giudice dell'Aquila. Poi vorrei vedere quanti dei politici che si sono così tanto indignati possono realmente dirsi cattolici (ricordate? Niente rapporti prematrimoniali, niente uso di profilattici, niente divorzio, niente furti...) Tirando le somme, credo che togliere i crocifissi dalle aule sia un passo in avanti verso l'effettiva laicità dello Stato, e dubito fortemente che questo possa in alcun modo intaccare la fede di chi è cristiano, o che possa impedire ad un "indeciso" di abbracciare la fede cristiana. Sul fatto che sia una tradizione, poi, avrei da obiettare: io ricordo solo cartine geografiche, non crocifissi. CONTENUTO EXTRA: sapevate che la Swatch fa (o almeno, qualche anno fa era così) le pubblicità uguali per tutto il mondo, ma nei paesi islamici non può far comparire il proprio marchio perchè è una croce? di yorker | 29/10/2003
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