08/01/2004

La via era smarrita

Massimo Mantellini va a Siena e si imbatte in una toponomastica familiare. Prendo spunto per complimentarmi con alcune città (tra cui Firenze, Bologna e appunto Siena) che hanno optato per mantenere i nomi tradizionali delle vie. Sono nomi molto più belli e evocativi: volete mettere "Via del Guasto" con l'abusatissimo "Via Garibaldi"? O la bellezza dialettale dei "Strà alvà" e "Strà drita"? Incomparabili. Eppure nella maggior parte delle città italiane è tutto un fiorire di Verdi, Manzoni, Cavour e via tributando alle italiche personalità. Il problema è che il numero delle vie e piazze da intitolare è in continua espansione, mentre il numero delle personalità degne di una menzione non ha la stessa progressione. Ci si trova così ad avere, soprattutto in periferia, vie intitolate a ogni genere di caduti, o a personaggi così sconosciuti che neanche il Bartezzaghi li userebbe senza rimorsi. E mentre in periferia si raschia il fondo del barile dell'enciclopedia,la toponomastica dei centri cittadini è tutta anonimamente simile. Ridateci Via del Guasto, chè tanto l'immagine di Garibaldi non verrà svalutata per questo; ci saranno sempre almeno altre 3 o 4 mila vie, piazze e targhe a ricordarlo. Se a Piacenza qualche amministratore leggesse questo blog e volesse farsi carico del problema, prometto che non sbufferò dicendo: "Non hanno niente di meglio di cui occuparsi?"
di yorker | 08/01/2004
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